Jane e Virginia

Dopo aver letto qualche romanzo di Jane ho iniziato a leggere quello che Virginia Woolf scriveva di lei..e sono rimasta piacevolmente colpita di avere una conferma così “alta” di ciò che Jane scatenava in me.

Virginia Woolf..non la prima arrivata che legge le “cosucce da donna”, analizza in maniera profonda i pensieri e le parole di Jane, e leggere di una donna che scrive di un’altra donna in maniera così “solenne” è una sensazione molto piacevole…

In “Una stanza tutta per sé” Virginia Woolf parla di Jane ed Emily Bronte:
Fra le mille donne che scrivevano romanzi in quell’epoca, furono le sole a ignorare completamente i perpetui ammonimenti dell’eterno pedagogo: scrivi questo, pensa quello. Furono le sole a dimostrarsi sorde a quella voce insistente, ora brontolante, ora condiscendente, ora dominante, ora ferita, ora scandalizzata, ora arrabbiata, ora familiare, quella voce che non lascia in pace le donne, ma deve sempre inseguirle, come una governante troppo onesta; scongiurandole, come Sir Egerton Brydges, di essere più raffinate; introducendo perfino nella critica poetica la critica del sesso; consigliando loro, se vogliono essere brave e vincere, suppongo un vistoso premio, di mantenersi entro certi limiti che sembrano convenienti al signore in questione.
(…) Il linguaggio corrente agli inizi dell’Ottocento era più o meno questo (…) Questo è il linguaggio di un uomo (…). Charlotte Brontë, nonostante il suo splendido talento di prosatrice, barcollava e cadeva, con quell’arma ingombrante tra le mani. (…) Jane Austen le diede un’occhiata, si mise a ridere e s’inventò uno stile perfettamente naturale ed elegante, adeguato alle sue necessità, al quale d’altronde rimase sempre fedele.

Virginia Woolf ammette ed accetta la semplice genialità di Jane, e parlando dei personaggi minori dei suoi romanzi, minori ma fortemente delineati quali buffoni, pedanti, civette, fa una grande osservazione:
A volte sembra che Jane Austen facesse nascere le sue creature per il solo piacere di poter tagliare loro la testa.

Virginia sente molto da vicino la condizione di donna vissuta da Jane, sembra quasi che in queste parole racconti e giustifichi un suo disagio e non quello della Austen :
Se qualcosa faceva soffrire Jane Austen, questa era la ristrettezza della vita che le veniva imposta. Era impossibile per una donna andarsene in giro da sola. Lei non viaggiò mai. Non attraversò mai Londra su un omnibus, né mai fece colazione da sola in un locale pubblico. Ma forse era nella natura stessa di Jane Austen non desiderare ciò che non aveva. Il suo genio e le condizioni della sua vita si accordavano completamente. “Una stanza tutta per sé”

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